Ingresso abbonati

Username:  
Password:      

Le banche dati di Westminster
(Attualmente sono presenti 75.295 documenti)
  

>> Ricerca avanzata   >> Chiedi a noi

Prima Pagina

08/02/2019

Situazione economia – PIL IV trimestre: informativa Tria

Si è tenuta alla Camera, in Assemblea, l’informativa del Ministro dell'Economia, Giovanni Tria, sui dati ISTAT relativi al prodotto interno lordo nel quarto trimestre 2018.

Riferendosi alla stima preliminare dei conti trimestrali per il quarto trimestre del 2018, pubblicata dall’Istat, secondo cui il PIL reale è diminuito dello 0,22% nei confronti del trimestre precedente, Tria ha parlato di “una battuta d’arresto” più che di una vera recessione seppure tecnica. Infatti, la flessione cumulata registrata nella seconda metà del 2018 è limitata a 0,36 punti percentuali.

Spetta alla politica economica e all’azione di Governo il compito di creare le migliori condizioni per limitare la contrazione dell’attività economica e, tenendo conto dell’evoluzione del quadro internazionale, riprendere il sentiero di crescita. Tria ha sostenuto che vi è la disponibilità di diversi strumenti di politica economica per alimentare un tale riavvio.

Scendendo nel dettaglio, Tria ha osservato che dalle indicazioni preliminari dell’Istat, si evince che la flessione registrata nel quarto trimestre deriva da una contrazione della domanda interna, mentre positivo è stato il contributo della domanda estera netta. Quindi, ha concluso Tria le esportazioni hanno avuto una dinamica migliore delle importazioni. Dal lato dell’offerta, poi, la sostanziale tenuta del valore aggiunto dei servizi non è bastata a compensare il calo registrato dall’industria e dall’agricoltura. Ricordato che il risultato reso noto dall’Istat era atteso, in quanto anticipato dai principali indicatori congiunturali sul ciclo dell’economia, il Ministro ha sottolineato la crescente difficoltà delle imprese a mantenere i precedenti livelli di produzione a causa del consistente calo degli ordinativi, soprattutto esteri.

A questa situazione non è estranea la disputa commerciale tra Stati Uniti e Cina che ha rallentato i flussi commerciali principalmente attraverso l’innesco di una crisi di fiducia degli operatori sul mercato, prima ancora che mediante un concreto innalzamento dei costi legato agli incrementi tariffari.

La domanda internazionale ha subito un rallentamento anche a causa delle tensioni finanziarie che hanno colpito diverse economie emergenti, fra cui la Turchia, che nel corso del 2018 hanno evidenziato una decelerazione della crescita, contestualmente a un rilevante deprezzamento dei rispettivi tassi di cambio. Conseguentemente le economie dell’area euro si sono trovate esposte al calo dell’import di questi paesi, ma anche alla perdita di competitività nei loro confronti. Infine, un altro fattore è costituito dall’incertezza alimentata dal rischio di uscita disordinata del Regno Unito dall’Unione Europea.

L'Italia, poi, ha fortemente risentito negli ultimi mesi dell'anno della frenata dell'industria manifatturiera tedesca, soprattutto nel settore automobilistico, dove ha inciso la nuova normativa comunitaria anti-inquinamento, condizionando i volumi di produzione del settore auto. La transizione verso veicoli meno inquinanti, ha sottolineato Tria, è un fenomeno positivo, ma deve essere ordinata e prevedibile. Grande attenzione deve essere prestata al ruolo del nostro paese come centro di produzione di mezzi di trasporto di nuova generazione. La crescita italiana negli anni recenti è dipesa maggiormente dall’industria, dalle esportazioni e dal recupero della produzione di auto. Avendo questi fattori perso slancio, la bassa crescita della domanda interna e dei servizi non ha fornito un sostegno alternativo.

Inevitabilmente - ha aggiunto – il risultato negativo del quarto trimestre 2018 si estende all’anno in corso portando in eredità un trascinamento statistico pari a -0,2 punti percentuali, del quale si dovrà tener conto ai fini dell’aggiornamento delle previsioni di crescita per quest’anno. Tuttavia, secondo le ultime stime, la flessione in atto potrebbe attenuarsi già a partire dal trimestre in corso e vi è la possibilità che la variazione del PIL torni in territorio positivo.

Fiducia ha manifestato nelle potenzialità che dispiegheranno le misure prese dal Governo e le riforme in corso di discussione parlamentare, che entreranno in vigore nel secondo trimestre.

Tria ha poi anticipato la nuova previsione annunciata dalla Commissione Europea, che ha rivisto la crescita del PIL reale dell’Italia per il 2019 dall’1,2% della previsione autunnale pubblicata in novembre allo 0,2% nell’odierno aggiornamento invernale, tagliando anche la previsione per l’Area euro dall’1,9% all’1,3%. Secondo Tria, questo dato conferma la sottovalutazione persistente a livello europeo della necessità di una politica maggiormente a sostegno della crescita.

La revisione operata dalla Commissione sulla crescita del PIL reale dell’Italia è spiegata principalmente dall’effetto di trascinamento sul 2019 delle stime Istat per la seconda metà del 2018, che hanno sorpreso tutti i previsori al ribasso.

Secondo i calcoli del Governo, basati sulle pubblicazioni della Commissione, il taglio della previsione dall’1,2% allo 0,2% è spiegato per 0,6 punti percentuali dai dati peggiori del previsto per la seconda metà del 2018 e per solo 0,4 punti da una valutazione meno ottimistica riguardo al profilo trimestrale della crescita nel 2019. Quindi, secondo Tria, la Commissione “è solo lievemente meno ottimista sulla crescita futura e ha soprattutto preso atto dell’inatteso peggioramento del ciclo economico di fine 2018.”

Quanto alle prospettive, Tria è convinto che i fattori negativi che hanno determinato la crescita negativa degli ultimi trimestri non dureranno a lungo.

Tria si è detto, tra l’altro, “convinto che l'economia italiana abbia oggi tutte le possibilità non solo di continuare a crescere, ma di chiudere rapidamente il gap di crescita con il resto dell'Eurozona. Questo è lo spazio in cui operare, ma a questo fine è necessario costruire fiducia e sicurezza, senza le quali non ci sono manovre di bilancio che tengano. Fiducia significa dire ai cittadini che rimangono indietro che saranno aiutati, ma significa anche agli imprenditori, agli investitori italiani e stranieri disposti a scommettere sulle opportunità che offre il Paese e sulla sua solida base industriale, e soprattutto agli investitori a lungo termine disposti a investire nel campo delle infrastrutture materiali e immateriali e dell'innovazione tecnologica nel nostro Paese, che i patti verranno rispettati, che le norme non verranno cambiate con effetti retroattivi. Dare certezza agli investitori non significa solamente offrire un quadro normativo e regolatorio stabile e prevedibile, ma anche seguire un processo decisionale rispettoso degli impegni presi, che rifugge da scelte episodiche e sappia tener fede agli accordi contrattuali. Dare segnali contrastanti sarebbe un danno enorme per i cittadini e le imprese, per le finanze pubbliche e le generazioni future. Sappiamo tutti che, come per gli individui, perdere la fiducia è facile e ricostruirla richiede tempo. È a questo fine che è necessario scommettere sulla rapida apertura e riapertura dei cantieri, dando un segnale concreto e chiaro.

È ora giunto il momento di far ripartire i cantieri, di dare un segnale concreto e chiaro nella direzione dello sviluppo. Chi investe, produce e crea lavoro nel nostro Paese dovrà poter contare su un quadro normativo e istituzionale stabile e il Governo è impegnato a perseguire uno sviluppo sostenibile a livello ambientale e sociale. Dobbiamo dare un segnale concreto e chiaro nella direzione dello sviluppo. Non dobbiamo dunque subire passivamente l’arretramento della crescita, ma lavorare con impegno e serietà a creare le condizioni per un’immediata ripartenza.

 

Nel dibattito successivo Raduzzi (M5S) ha fatto notare che i dati si riferiscono alla manovra sul 2018 voluta, scritta e implementata dallo scorso Governo. L’Italia è ancora sotto i livelli pre-crisi di 4 punti percentuali di PIL e tornerà forse ai livelli di reddito pro-capite del 2007 nel 2021 e 2022. Il deputato ha accusato il precedente Governo di aver legato l’economia ad un modello di politica economica mercantilista e interamente basato sull'export e sulla deflazione salariale. “Noi abbiamo finalmente cambiato la politica economica con una manovra espansiva” ha rivendicato il deputato secondo cui “tra qualche mese non tutti i problemi dell'Italia saranno risolti, ma avremo fatto grandi passi in avanti verso l'equità sociale e per il benessere del popolo italiano”.

Anche a Lega ha legato la flessione dell'ultimo trimestre alle scelte dei Governi precedenti. Ribolla ha ricordato che il rallentamento ha interessato l'intera zona economica europea, in particolare la Germania; la domanda estera ha inoltre risentito del rallentamento del commercio mondiale connesso alle tensioni USA e Cina. Le misure previste dall'ultima legge di bilancio non hanno ancora pienamente dispiegato i loro effetti e secondo il deputato “tra qualche mese gli osservatori economici nazionali ed internazionali si ritroveranno a dover rivedere in positivo le stime di crescita del Paese”. I dati su cui questo Governo dovrà rendere conto saranno quelli del primo trimestre del 2019, e “su questo siamo ottimisti, tenuto conto che già i dati dell'aumento dell'occupazione nel mese di dicembre (58,8 per cento) ci confortano, essendo questo il dato più alto prima della crisi”. “Dopo anni di crisi, disoccupazione alle stelle, specie quella giovanile, e riverenza, questo Governo sta veramente cercando di cambiare il volto del Paese con delle misure di grande portata economica ed etica, perché, in soli pochi mesi di Governo, abbiamo permesso a centinaia di migliaia di persone di accedere alla pensione” ha concluso Ribolla.

Molto critico invece Marattin (PD) che ha ricordato le dichiarazioni di alcuni mesi fa del Ministro Savona sul PIL che poteva crescere e sarebbe cresciuto del 3 per cento annuo nel 2019. “Adesso, invece, facciamo i conti con un 2019 che ha già un meno 0,2 sulle spalle e per mantenere una stima di crescita dell'1 per cento sarebbero necessari nei prossimi tre trimestri di quest'anno tassi di crescita che la nostra economia non vede dall'ultimo trimestre del 1988”. Marattin ha ricordato anche che la pressione fiscale, dopo cinque anni di calo, ora risale dello 0,4 per cento e sono tutte tasse sulle imprese! Mentre stano diminuendo di un miliardo e 63 milioni gli investimenti pubblici nel 2019. E in conclusione il deputato ha ricordato che da quando il Governo è entrato in carica ci sono 123 mila posti di lavoro a tempo indeterminato in meno e 84 mila precari in più, 77 miliardi di investimenti esteri in meno. “Questo Governo è fatto da gente che non crede che lo sbarco sulla Luna sia mai avvenuto, è fatto da gente che crede che il PIL cresca con i condizionatori, è fatto da gente che crede sia possibile costruire ponti con sopra ristoranti e parchi per bambini, è fatto da gente che dichiara di essersi formata una cultura economico-finanziaria guardando i documentari sui rettiliani, è fatta da gente che tutti i giorni nelle nostre Commissioni entra e, a nome del Governo, a nome del popolo italiano, prende la parola in economia, senza avere la più pallida idea di quello che sta dicendo” ha concluso Marattin.

Brunetta (FI) ha fatto notare che l'Italia, con lo 0,2 per cento di crescita prevista dalla Commissione europea per il 2019, è l'ultima in Europa. La causa, dice la Commissione europea, è un rallentamento peggiore del previsto nel 2018, dovuto a un'incertezza della policy globale, ma soprattutto della policy domestica e a una prospettiva di investimenti molto meno favorevole di quanto ci si aspettasse e di quanto fosse necessario. Dice l'Europa che il rischio della recessione è prolungato. L'Italia, con questo Governo, si sta facendo del male, con la propaganda, con la negazione della realtà, delle statistiche, con la negazione delle istituzioni internazionali, dell'ISTAT del Fondo monetario internazionale. Per Brunetta il Paese non è più credibile e non tanto perché vuole realizzare delle folli politiche economiche, ma perché nega la realtà.

L'Europa e il Fondo monetario dicono che si sta aprendo un rischio di contagio che, finora, non c'era stato e che mette a repentaglio l'intera Eurozona. Brunetta ha poi accennato alla TAV, su cui si sta giocando la sopravvivenza del Governo e al fatto che sono 6-7 mesi che tutti i cantieri sono bloccati e che le infrastrutture non sono ripartite, mentre sarebbe l'unica speranza di crescita per il Paese. “Non penso che tu creda alle cose che hai detto sul reddito di cittadinanza e “quota 100” e se credi veramente agli investimenti e alle infrastrutture come chiave per invertire la recessione metti le tue dimissioni sul tavolo: o si fa la TAV o ripartono le infrastrutture o si dimette il Ministro dell'Economia e delle finanze” ha esortato Brunetta rivolgendosi a Tria.

Crosetto (FDI) ha ricordato che non più di un mese fa l’opposizione ha cercato di spiegare più volte al Governo che la situazione non era quella che dipingeva la legge di bilancio, che la situazione era peggiore e che sarebbe stata peggiorata ulteriormente dagli interventi previsti in legge di bilancio. Il deputato si è stupito del fatto che l’esortazione a promuovere e incoraggiare gli investimenti e lo sviluppo delle infrastrutture arrivi da un rappresentante di quel Governo che sta bloccando tutte le infrastrutture in Italia e le sta almeno rimettendo tutte in discussione. Crosetto ha anche messo in luce la necessità di occuparsi di temi come la modifica della normativa bancaria europea, che l'Europa sta nuovamente costruendo per mettere in difficoltà il Paese “perché il giorno che verrà posto il limite alle banche di detenere titoli di Stato noi saremo in ginocchio”. Infine ha ricordato che cosa ben più grave dello 0,2 di crescita, è il fatto che noi ormai siamo distanti, come PIL pro capite, dagli Stati Uniti, tanto quanto lo siamo dalla Nigeria. Per Crosetto l’Italia sta perdendo autorevolezza e credibilità nazionale ed internazionale e “o la recuperiamo o la mancanza di credibilità farà danni su ognuno di noi, al di là delle volontà e al di là di quello che ci meritiamo”.

Secondo Fornaro (LeU), questa recessione andava contrastata, mentre il Governo, ad oggi, non ha fatto nulla o poco in tal senso.  Già in occasione del DEF e poi della nota di aggiornamento al DEF e della legge di bilancio, l’opposizione aveva detto che occorreva un piano di investimenti pubblici straordinario nella direzione della manutenzione di un territorio fragile, per sostenere l'economia verde circolare e per provare a cambiare nella direzione della crescita e della creazione di buona e sana occupazione. L'indicatore dell'incertezza sta aumentando perché viene evidenziato da tutti un rischio politico, “di fronte allo spettacolo che stanno dando i due Vice Premier e i partiti di maggioranza, ogni giorno, con litigi su ogni cosa”.  La mancanza di fiducia degli investitori esteri è causata anche dall'incertezza, dalla irresponsabilità di questa maggioranza, “che ogni giorno presenta e gioca una partita tutta funzionale alla ricerca del consenso interno e disinteressata ad alimentare quel capitale di fiducia, che è assolutamente importante”.

Infine, Tabacci (MISTO-+E-CD) ha parlato di una relazione “molto burocratica e assai poco convincente”. Anche se finalmente il Ministro ha riconosciuto che i dati dell'Istat non sono truccati, che il Paese è in recessione tecnica e che tocca al Governo invertire la tendenza, ha omesso di rilevare il contributo decisivo che il Governo con la gestione politica ha dato al peggioramento delle condizioni esterne, con peculiarità tutte italiane “intrise di incapacità e di superficialità”. Per Tabacci “lo spread, la caduta di fiducia, il lungo e umiliante braccio di ferro con l'Europa sono frutto della vostra iniziativa e il tentativo di far ricadere le responsabilità sui Governi precedenti è goffo”. 

Gestito e realizzato da Elabora.org