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01/08/2019

Question time Tria

Il Ministro Tria è intervenuto nel question time alla Camera per rispondere ad alcune interrogazioni di competenza.

Al deputato Borghi (Lega) che chiedeva spiegazioni sulla riforma dell'European Stability Mechanism (3-00919) Tria ha precisato che la bozza di revisione al trattato ESM, presentata al vertice del 21 giugno, rappresenta  la traduzione in termini di testo normativo preliminare delle intese del dicembre 2018. I leader, lo scorso giugno, hanno preso atto della bozza e invitato all'Eurogruppo a continuare i lavori affinché si possa giungere ad un accordo a fine 2019 che includa, oltre alla bozza di testo del Trattato rivisto, anche la documentazione di secondo livello prevista dal Trattato stesso. L'Eurosummit ha anche precisato, come richiesto dall'Italia, che nei prossimi mesi si dovrà seguire un approccio complessivo in una logica di pacchetto con riferimento ai tre ambiti delineati a dicembre scorso: revisione del Trattato ESM, introduzione dello strumento di bilancio per la competitività e convergenza e unione bancaria, incluso l'Edis, European deposit insurance scheme. In occasione dell'Eurogruppo dello scorso 8 luglio, dando seguito alle indicazioni dei leader, è stato quindi semplicemente confermato che dovranno continuare i lavori sul pacchetto di documenti collegati alla revisione del Trattato ESM, auspicando possibili significativi progressi entro novembre 2019. Parimenti una continuazione dei lavori è stata chiesta sul cosiddetto budget dell'Eurozona e sull'unione bancaria.

Borghi (Lega),  replicando, ha ribadito l’opportunità che l’Italia non accetti mai il MES. “Non so in quale maniera più esplicita dirglielo: per noi il MES è una cosa disastrosa e non deve procedere” ha aggiunto Borghi chiedendo anche una presa di posizione sulla proposta di nomina di Dijsselbloem a direttore esecutivo del Fondo monetario internazionale, facendo presente che “se vogliono eleggerselo lo facciano, ma che almeno ci sia una dissociazione dell'Italia, perché questo soggetto ha fatto un disastro su tutti i risparmi degli europei”.

 

Maniero (M5S) aveva invece chiesto iniziative volte a ridurre i flussi di pagamento legati agli oneri derivanti dalle operazioni su garanzie da esposizione su contratti derivati (300920). In replica Tria a riportato alcuni dati: in termini assoluti la spesa per interessi negli anni 2020 e 2021 è prevista in aumento non per effetto dei derivati, bensì in ragione della crescita previsionale dello stock del debito e dei tassi futuri all'emissione impliciti nella struttura a termine dei rendimenti sul debito italiano in essere nella fase di redazione dello stesso DEF 2019 (sono le stime forward che vengono usate nelle stime con convenzione obbligatoria). La spesa per interessi derivanti da operazioni in derivati, che peraltro ha impatto esclusivamente sul fabbisogno di cassa dello Stato e non sull'indebitamento, è prevista in riduzione. Nella seconda parte del DEF 2019 viene infatti indicato che il contributo dei derivati agli interessi di cassa passerà da poco meno di 3,7 miliardi di euro nel 2019 a 2,8 miliardi nel 2020 e a 2,7 nel 2021. Quindi dal portafoglio derivati non discendono le conseguenze affermate dagli interroganti, come risulta dalle stesse fonti indicate e da altri documenti pubblici.

Tra la fine del 2018 e la fine del 2021 il portafoglio derivati diminuirà per le naturali scadenze di circa 19 miliardi, e tale effetto di stabilizzazione si ridurrà in misura proporzionale. Alla riduzione potrebbe contribuire anche un'eventuale risalita dei tassi monetari della zona euro, dal momento che il Tesoro in larga parte delle operazioni derivati riceve un flusso indicizzato all'Euribor. Tria ha ricordato che a partire dal 2007 non si sono aperte nuove posizioni in derivati, in discontinuità rispetto al passato. Da tale anno si sono attivati alcuni cross-currency swap per la copertura del rischio di cambio delle emissioni in valuta che si andavano disponendo, e si è proceduto alla ristrutturazione di operazioni esistenti. Infine, a proposito del suggerimento circa l'opportunità di richiedere alle controparti con cui sono stati sottoscritti accordi di collateralizzazione di posizioni in derivati esistenti la restituzione della credit charge, il Ministro ha fatto notare che ciò è espressamente previsto dal decreto stesso, il quale stabilisce il versamento al Tesoro di un beneficio in considerazione della riduzione del rischio di credito per la controparte. Dell'attuazione di tale previsione normativa si dà conto proprio nel Rapporto sul debito pubblico.

 

Sulla possibilità di disapplicare degli indici sintetici di affidabilità per l'anno d'imposta 2018  suggerita da Zucconi (FdI) (3-00921) il Ministro ha spiegato che gli ISA rappresentano una metodologia volta a definire il grado di affidabilità e compliance di imprese e professionisti, riconoscendo, sulla base di specifici parametri, alcuni benefici premiali. Possono dunque essere considerati un'evoluzione rispetto ai precedenti strumenti accertativi, indicativi del nuovo rapporto tra fisco e contribuente, prevedendo informazioni molto più accurate rispetto agli studi di settore. Non farli entrare in vigore e riesumare i vecchi studi di settore sarebbe, anche per ammissione delle categorie professionali coinvolte, un passo indietro rispetto al più innovativo sistema di compliance.  Qualora si prevedesse un'applicazione depotenziata dello strumento ISA, si determinerebbe un indesiderabile effetto di penalizzazione proprio per i contribuenti più virtuosi e un altrettanto non desiderabile effetto premiante per i soggetti con minore affidabilità fiscale; in particolare, i primi si vedrebbero privati della possibilità di accedere ai rilevanti benefici premiali previsti dalla norma istitutiva dell'ISA, mentre i secondi non sarebbero adeguatamente individuati ai fini dell'analisi del rischio di evasione fiscale, rispetto alla quale gli ISA costituiscono un efficace strumento, utile a definire specifiche strategie di controllo. Tale ultima attività rischierebbe pertanto di rivolgersi indistintamente a tutta la platea dei contribuenti, in essa compresi i contribuenti più virtuosi.

 

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