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26/01/2021

Bankitalia: pubblicazioni

Proiezioni macroeconomiche per l'Italia - gennaio 2021 - Sulla base delle ipotesi illustrate, si stima che il prodotto interno lordo, ancora debole a inizio anno, torni a crescere in misura significativa dalla primavera, in concomitanza con l’ipotizzato miglioramento del quadro sanitario. Dalla seconda metà del 2021 e nel successivo biennio un impulso ulteriore proverrebbe dalle misure di sostegno e rilancio finanziate con il bilancio nazionale e i fondi europei. In media, dopo la contrazione del 9,2 per cento nel 2020, il PIL si espanderebbe del 3,5 per cento quest’anno, del 3,8 il prossimo e del 2,3 nel 2023, tornando ai livelli precedenti la crisi pandemica nel corso del 2023.

Si stima che nel 2020 i consumi delle famiglie si siano ridotti in misura lievemente superiore rispetto al prodotto, risentendo della contrazione dell’occupazione e dei redditi (seppure attenuata dalle misure di sostegno), delle limitazioni alla mobilità e della rinuncia ad alcune tipologie di spesa per i timori legati al contagio. Per il triennio 2021-23 lo scenario macroeconomico prefigura una ripresa dei consumi significativa, ma meno accentuata rispetto a quella del PIL, con un riassorbimento solo graduale del forte aumento osservato della propensione al risparmio, riconducibile anche a motivi precauzionali. I consumi salirebbero poco più del 3 per cento nella media di quest’anno e del prossimo, per rallentare nel 2023. Il tasso di risparmio delle famiglie, salito fino al 15 per cento nel 2020, scenderebbe lentamente nell’orizzonte previsivo, rimanendo per tutto il triennio al di sopra dei valori pre-crisi, quando era attorno all’ 8 per cento

 

Bilancia dei pagamenti e posizione patrimoniale sull'estero – 2021


Il mercato immobiliare tra emergenza Covid-19 e smart working - Nel periodo del primo lockdown, tra aprile e marzo del 2020, le grandi città europee si sono infatti svuotate e vi è stata una fuga verso le seconde case e verso le residenze delle famiglie di origine. Questa tendenza sta lasciando un’impronta rilevante sulla domanda residenziale, sia per la struttura delle abitazioni sia per la loro collocazione nel tessuto urbano. A fronte delle limitazioni dei movimenti che hanno colpito duramente l’attività scolastica e il tempo libero, la soluzione per le famiglie è ora quella di ricercare spazi domestici più vivibili; cresce, quindi, la domanda di case con giardini e terrazzi, tipologia che, poi, è più agevole e meno costoso trovare, magari nella stessa regione, ma in centri minori o in zone di campagna. Del resto, limitando in misura consistente i giorni in cui occorre recarsi di persona alla sede della propria azienda, si riduce anche l’onere di tragitti di maggiore durata nel percorso casa-lavoro. In sintesi, il modello tradizionale dei grandi condomini, senza aree comuni e dislocati sulle grandi arterie verso il centro delle città, sembra proprio in crisi a fronte di soluzioni abitative più aperte negli spazi, e più friendly nelle formule di vita.

Il principale motore della trasformazione in atto è lo smart working, nel duplice significato di home working e di smart office.

La sperimentazione in larga misura positiva dell’home working e i possibili risparmi che comunque ne conseguono a livello generale stanno richiedendo una rivisitazione, caso per caso, dell’attuale configurazione degli uffici. Non è tuttavia verosimile un rapido, diffuso abbandono degli spazi ora utilizzati. Sarebbero troppe le difficoltà e i costi per il riutilizzo degli edifici di proprietà, ovvero per la chiusura dei contratti di locazione in essere; ma, 7 inoltre, sono molti i timori che inducono alla prudenza rispetto ad un ricorso massivo al lavoro a distanza.

Ma veniamo alla struttura degli ambienti di lavoro. Tradizionalmente, specie nelle amministrazioni pubbliche, i parametri di base sono quelli di una postazione fissa, in ambienti condivisi da molti dipendenti ovvero in una stanza singola per il personale di grado più elevato, con pochi ambienti e servizi di supporto (con l’eccezione delle sale riunioni), con arredi minimali, se non vintage. Insomma il contrario del modello che tende ora ad affermarsi e che esclude, in primo luogo, open space affollati, ove non possa essere 8 garantito adeguatamente il distanziamento sociale. Ma, per converso, se le presenze in ufficio si verificano a rotazione, con una incidenza degli addetti in telelavoro che si ipotizza nel new normal non numericamente dissimile da quella dei colleghi in presenza, che senso avranno uffici in larga misura vuoti, a fronte di una spesa ormai comunque sovradimensionata?

Nel 2021 la crescita sarà probabilmente più lenta di quanto previsto sia in Europa sia in Italia, ma – in relazione alle tendenze sopra delineate - comunque tale da giustificare un clima di progressiva, maggiore fiducia nel settore delle costruzioni, in particolare per il segmento delle ristrutturazioni e riqualificazioni, sostenuto dai significativi incentivi introdotti. Per conseguire l’effetto espansivo desiderato sarà necessario un robusto sostegno agli investimenti sia pubblici e a quelli privati, attraverso risorse reperite principalmente mediante l’attuazione in Italia del programma Next Generation EU. In concreto, gli interventi dovrebbero riguardare diffusamente il settore immobiliare a partire dall’efficientamento energetico e messa in sicurezza, anche sismica, del patrimonio edilizio pubblico e privato; i comparti con priorità non potranno che essere gli ospedali e le scuole (anche mediante sostituzione edilizia), seguiti dai viadotti e dai ponti stradali e dalle case di edilizia popolare. Questi stimoli andranno ad inserirsi in un contesto in cui da un lato vi è ampia liquidità delle famiglie e delle imprese, accompagnata da una lieve accelerazione dei mutui per l’acquisto di abitazioni a tassi bassi e stabili, e, dall’altro, anche per il rallentamento dei cantieri, vi è una offerta ancora carente quanto ad ampiezza e qualità dei prodotti. In sintesi, nei prossimi mesi il settore immobiliare sembra destinato ad una ulteriore fase di debolezza, mentre nel medio periodo potrebbero, prudentemente, prevedersi segnali positivi.

NYT: They Can’t Leave the Bay Area Fast Enough. As a tech era draws to an end, more workers and companies are packing up. What comes next?

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