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07/02/2012

Lavoro: tavolo riforma lavoro

Il Ministro Elsa Fornero ha partecipato al tavolo convocato dalla Presidenza del Consiglio con le Parti Sociali sulla "Riforma del mercato del lavoro in una prospettiva di crescita".

Per il governo hanno partecipato all'incontro, oltre al Ministro Fornero, il Viceministro al Lavoro Michel Martone, il Ministro dello Sviluppo Economico Corrado Passera e il Viceministro all'Economia Vittorio Grilli.

Per le parti sociali hanno partecipato i leader di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, il presidente di Confindustria, il presidente di Rete Imprese Italia e, infine, i vertici di Abi e Ania.

Dichiarazione del Ministro Fornero del 2 febbraio 2012 

 

Una delegazione di Rete Imprese Italia, guidata da Marco Venturi, presidente portavoce, ha preso parte all'incontro. Venturi ha sottolineato il clima costruttivo del confronto ed ha espresso piena condivisione sugli obiettivi che dovranno essere affrontati. "Rete Imprese Italia - ha aggiunto Venturi - è pronta a salire sul treno della riforma del mercato del lavoro che deve puntare all'Europa, con il suo carico di 11 milioni di addetti e la capacità delle Pmi di creare nuova occupazione". Rete Imprese Italia ha ribadito con forza che occorre garantire la flessibilità in entrata ed uscita per le Pmi ed evitare interventi di aggravio per le imprese sotto i 15 dipendenti, valorizzando invece ruolo e competenze degli Enti Bilaterali e del welfare contrattuale. Rete Imprese Italia incontrerà nei prossimi giorni il Ministro Fornero per proseguire nell'approfondimento delle questioni aperte e per fornire un costruttivo contributo al raggiungimento di soluzioni utili allo sviluppo del Paese che resta la vera priorità. Rete Imprese Italia a breve incontrerà inoltre le organizzazioni dei lavoratori per valutare insieme ad esse le problematiche in campo e verificare convergenze e scelte in grado di far progredire il confronto.

 

L'Alleanza delle Cooperative Italiane, guidata dal presidente Luigi Marino, è intervenuta al tavolo sulla riforma del mercato del lavoro. Una convocazione ristretta alle sigle più rappresentative della vita economica del paese: Abi, Alleanza delle Cooperative Italiane, Confindustria, Rete Imprese e Ania, oltre ai sindacati dei lavoratori Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Marino ha richiamato l'attenzione del governo e delle parti sociali su alcuni punti cruciali nella riforma, tra questi: la conciliazione dei temi famiglia e lavoro e un'accurata rivisitazione degli strumenti di flessibilità in uscita. Il presidente ha ribadito come la stabilità, la dimensione e la capitalizzazione diano i loro risultati: «negli ultimi dieci anni - ha detto Marino - abbiamo accresciuto l'occupazione del 70% e anche nell'ultimo anno, nel 2011 siamo cresciuti dell'1%. A buona impresa corrisponde buona occupazione».

Queste e altre misure sono state richiamate e condivise sia da altre parti sociali, sia dal ministro Passera.

«Bisogna prendere il treno che passa. Concordiamo con il ministro Fornero. Dobbiamo cogliere l'occasione e incoraggiamo, quindi, il governo ad andare avanti. La coesione sociale, pero, è un valore, in un paese, come il nostro, che non ha materie prime. Concorrere insieme permette di procedere in modo più determinato e veloce». Così Luigi Marino a nome dei copresidenti dell'Alleanza delle Cooperative,  Giuliano Poletti presidente Legacoop e Rosario Altieri presidente Agci. «Per rilanciare la crescita del Paese occorrono politiche che favoriscano la competitività delle imprese. Il governo deve abbattere le barriere normative che disincentivano la crescita delle imprese. Nella cooperazione abbiamo constatato come stabilità, dimensione e capitalizzazione diano i loro risultati: negli ultimi dieci anni abbiamo accresciuto l'occupazione del 70% e anche nell'ultimo anno, nel 2011 siamo cresciuti dell'1%. A buona impresa corrisponde buona occupazione. Grazie a capitalizzazione, crescita dimensionale, internazionalizzazione ed export». «È necessario rilanciare la competitività delle imprese, vista la profondità della crisi, l'impossibilita di mobilitare risorse pubbliche e l'impossibilità  di accrescere i costi per le imprese. Riguardo alle politiche del lavoro va bene dividere tra flessibilità buona e cattiva. Sulla flessibilità in uscita occorre circoscrivere la giusta causa, ridurre i tempi della giustizia e definire norme che riducono l'aleatorietà del sistema». «Da potenziare e migliorare l'apprendistato quale strumento principe per l'ingresso nel mercato del lavoro. Occorre lavorare senza riserva per conciliare il tema famiglia e lavoro. Per finire occorrono maggiore controllo sugli ammortizzatori sociali, incoraggiare la formazione e definire un nuovo disegno degli ammortizzatori sociali che a regime preveda una gradualità dei costi per le imprese».

 

CGIL: "Al presidente del Consiglio Monti piacciono evidentemente gli esempi estremi ma parlare di troppe tutele per chi è 'blindato nella sua cittadella' è non solo sbagliato, e non vero, ma anche un po' offensivo verso quei lavoratori". E' quanto afferma il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, in replica alle parole di oggi del premier sui temi del lavoro.

 "Conosce il presidente Monti la condizione reale del lavoro? In tre anni - osserva il sindacalista - abbiamo perso centinaia di migliaia di posti di lavoro. Un lavoratore su tre è stato soggetto ad ammortizzatori per problemi nella sua azienda. La recessione minaccia nel 2012 una nuova raffica di licenziamenti. Con questo quadro drammatico il presidente che fa? Dichiara che l'articolo 18 scoraggia gli investimenti in Italia, suggerendo ai capitali di non investire".

Secondo il dirigente sindacale "dare lavoro e diritti ai giovani è l'obiettivo di tutti, ma cosa fa per loro il governo? Negli interventi sulle pensioni non c'è niente e manca un piano per il lavoro. Gli 8 miliardi che dovrebbero arrivare dalla Ue si tramuteranno poi in un piano per l'occupazione giovanile stabile? E come? Perché cali la precarietà c'è bisogno di forti interventi altrimenti si amplierà la cosiddetta apartheid, come il presidente ha definito nei giorni scorsi la condizione dei giovani. O invece l'ipotesi è quella di far calare i diritti di tutti, giovani compresi, per parificarli al ribasso? Tesi non certo nuova in Italia e che ha creato molto dell'attuale precariato", conclude Fammoni.

 

CISL: ''Se il superamento della flessibilità negativa diventerà il perno della discussione tutto sarà più facile e sarà il segno della buona volontà del governo e della sua coerenza sulla riforma del mercato del lavoro". Lo ha affermato il Segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, al termine del tavolo sulla riforma del mercato del lavoro, apprezzando l'intenzione dell'esecutivo di voler contrastare la flessibilità cattiva ed il 'suo uso fraudolento'.

Per Bonanni le premesse sono dunque 'migliori' rispetto al precedente incontro perché "sono più chiari e precisi i termini delle questioni. Ora si capisce qual e' il problema" ha detto parlando di un cambio di passo del governo rispetto alla 'falsa partenza' del negoziato la scorsa settimana. "Da una discussione telematica si è passati all'avvio di un qualcosa più vicino ad una trattativa: così va bene. Se il governo mantiene questo profilo tutto andrà avanti, e se da parte di tutti ci sarà buona volontà, allora si farà un buon lavoro" ha osservato valutando ''positivamente" lo spazio dato dal ministro Fornero "all'accordo tra le parti sociali". Quanto al metodo, dunque Bonanni ha spiegato che "ci sarà una discussione che continuerà per circa un mese, che probabilmente la prossima settimana ci sarà un nuovo incontro e che nel frattempo le parti sociali potranno tentare di organizzare proposte, risposte, soluzioni"

Il Segretario della Cisl ha infatti ricordato molte delle questioni da approfondire. Tra gli obiettivi primari: favorire l'occupazione dei giovani con il superamento della flessibilità negativa attraverso più formazione, rafforzando gli incentivi e rilanciando l'apprendistato, che resta 'l'elemento di maggiore convinzione per aiutare i giovani ad entrare più speditamente nel mercato del lavoro. Su questi temi - ha precisato - la Cisl sarà rigorosissima. Come per le pensioni per cui bisognerebbe fare una distinzione tra i tipi lavoro, la stessa cosa si dovrà fare per il mercato lavoro". Circa gli ammortizzatori sociali "che rappresentano il sostegno per tre milioni di persone in bilico, è necessario garantire la situazione in atto, che è molto grave ".

E ha concluso: "Noi tratteremo fino alla fine. Ci prenderemo le nostre responsabilità perché vogliamo che si tratti, che si arrivi ad una soluzione. Non daremo l'esca a nessun estremista che alimenti lo scontro. Il governo faccia la stessa cosa, usando maggiore cautela nel parlare e nell'agire, perché è davvero una fase delicata".

E a tale proposito Bonanni ha ricordato come anche l'incontro di ieri tra i sindacati e Confindustria sulla possibilità che si mantenga l'art.18, rappresenti un cambio di passo: "Dimostra che siamo consapevoli della grave recessione e dell'idea che si debba reagire. Siamo cioè consapevoli degli sforzi che stiamo facendo ma anche di quelli che deve mettere in campo il Governo che deve essere - insisto- più serio e più responsabile".

Spero - ha osservato - che in tutti ci sia l'idea di quanto sia sbagliato far cadere un simbolo. L'effetto sulla gente sarebbe devastante. Le discriminazioni vanno combattute in ogni modo. E' sbagliato ed è un modo per coprire le inefficienze del sistema. Non capisco perché tanta determinazione quando con i poteri forti che ostacolano il paese si è stati meno drastici. Invitiamo il Governo a usare molta cautela, perché siamo in una fase delicata".

 

UIL: dichiarazione di Guglielmo Loy, Segretario confederale UIL "Non è vero che il nostro mercato del lavoro sia una "foresta pietrificata". Il Governo dovrebbe sapere bene, grazie ai dati a disposizione del Ministero del lavoro, che nel 2010 - quindi, in un anno gia' caratterizzato da crisi economica - il sistema delle imprese ha dato comunicazione dell'attivazione di ben 10 milioni di contratti di lavoro delle più svariate tipologie: più di 800mila ogni mese, più di 25mila al giorno. E, purtroppo, si è registrato un numero simile di comunicazioni di cessazione di contratti di lavoro. Dunque, non c'è alcuna barriera ne' in ingresso ne' in uscita dal mercato del lavoro. Circa l'80 per cento di questi contratti e' di tipo flessibile e solo una parte di essi e' stata poi stabilizzata. Certo, la flessibilità buona può e deve essere incentivata. Ma sarebbe bene evitare dichiarazioni che diano l'immagine, distorta, di un mercato ingessato".

 

UGL: "Siamo pronti a condividere con il governo la riforma del lavoro ma, senza un parallelo piano di sviluppo per il Paese, non riusciremo a creare occupazione". Il segretario generale dell'Ugl, Giovanni Centrella, nel suo intervento all'incontro con il governo a Palazzo Chigi, spiega che "gli obiettivi illustrati dal ministro del Lavoro, Elsa Fornero sono condivisibili, persino la fretta, ma senza un progetto vero di crescita il rischio è di conquistare l'apprezzamento dell'Ue continuando ad essere un paese pieno di disoccupati".

Nel corso della conferenza stampa seguita all'incontro tra governo e parti sociali Centrella ha dichiarato che accanto alla riforma del lavoro "occorre aprire un tavolo sul piano industriale e sulla crescita, altrimenti rimarrebbe una riforma monca che non servirebbe a nulla. C'è bisogno poi di fare una vera riforma fiscale, ci vogliono più soldi in tasca ai cittadini". Centrella ha infine commentato la battuta di ieri del presidente del Consiglio Mario Monti sulla 'monotonia' del posto fisso. "Rispetto Monti, ma penso che abbia fatto una battuta poco felice. Se è stata fatta da una persona così autorevole, forse siamo arrivati alla frutta, ma io non voglio crederlo. Noi siamo pronti a fare le riforme - ha concluso Centrella - anche in tempi brevi, ma non senza risorse".

 

CONFAPI: «Non possiamo e non dobbiamo assistere impotenti al graduale peggioramento delle dinamiche occupazionali nel nostro Paese - dice Paolo Galassi, Presidente di Confapi - in base ai nostri ultimi dati, nel 2011, l'8% delle PMI ha licenziato e il 17% ha fatto ricorso alla cassa integrazione. E i prossimi mesi si confermano ancora duri: 3 imprese su 10 prevedono tagli del personale». «Per un concreto rilancio dell'occupazione serve una terapia d'urto, fatta innanzitutto di semplificazioni vere - prosegue Galassi - Tra le prime richieste formulate da Confapi al Governo vi è infatti quella di una sostanziale semplificazione dei modelli contrattuali, partendo dalla positiva esperienza maturata nell'ambito del contratto di apprendistato. Si tratterebbe di prevedere una fase iniziale d'ingresso, collegata all'attività di formazione ed addestramento». «Ma vanno semplificati anche i modelli contrattuali di lavoro, prevedendo una maggiore flessibilità sia in entrata che in uscita. Per questo si rende necessaria la rimodulazione dell'art.18 dello Statuto dei lavoratori, estendendo a tutte le piccole imprese fino a 50 addetti le deroghe previste attualmente per le imprese con meno di 15 addetti». Secondo Confapi è necessario accompagnare le politiche di sostegno al lavoro con strumenti di carattere sociale integrati fra loro rivolti a sostenere il livello occupazionale ed il reddito dei lavoratori. Si tratta in pratica di integrare gli interventi pubblici alimentati dai versamenti delle imprese all'Inps con gli interventi privati gestiti dalle parti sociali. «Per fare ciò - aggiunge Galassi - è indispensabile che tutti i comparti produttivi ed economici e non solo, come avviene oggi, prevalentemente il comparto industriale, concorrano ad alimentare i fondi pubblici. Su questi temi le Parti Sociali ed il Governo devono dialogare senza pregiudizi e preconcetti. Confapi ha già avuto modo di illustrare dettagliatamente questa posizione al Governo ed al Ministero del Lavoro. Ci si attende ora che si passi dalla fase delle parole alla fase dei fatti, con la consapevolezza che a reggere le sorti occupazionali dell'Italia è soprattutto la piccola e media industria».

 

 

A febbraio un'apposita task force anti-disoccupazione della Commissione europea effettuerà una visita di uno-due giorni in Italia. È quanto ha scritto il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso, nella lettera inviata al presidente del Consiglio, Mario Monti. La missione avrà lo scopo di "individuare i necessari elementi di un piano sull'occupazione dei giovani, oltre ad accelerare e aumentare il sostegno alle Pmi, fonte di nuovi posti di lavoro nell'Ue".

Nella lettera Barroso scrive senza mezzi termini: ''il nostro obiettivo e' garantire che le misure politiche e tutti i fondi disponibili a livello della Ue siano utilizzati per affrontare sfide fondamentali: combattere la disoccupazione giovanile e sostenere contemporaneamente le Pmi''. Questo sarà  possibile - prosegue Barroso - ''solo se conferiamo un senso di urgenza e diamo un deciso impulso all'adeguamento e all'accelerazione delle complesse procedure amministrative comunitarie e nazionali''. Insomma, i tempi sono stretti.

Barroso propone a Monti di ''compiere progressi concreti entro la metàdi aprile'' cominciando con la ''nomina di una persona di contatto nazionale con cui costituire un 'action team' che, per quanto riguarda l'Italia - scrive - dovrebbe essere guidata di preferenza da un membro del suo staff''. Il team comprenderebbe anche le autorità nazionali competenti per i fondi strutturali, l'occupazione e l'istruzione, così come le parti sociali. Formazione analoga per i funzionari Ue. Gli 'action team', osserva ancora Barroso, ''potrebbero tra l'altro valutare la possibilità che un maggior numero di giovani italiani" usufruisca di finanziamenti provenienti dal Fondo sociale europeo o da altri fondi nazionali messi a disposizione anche dalle parti sociali e dal settore privato".

E aggiunge: si può ricorrere inoltre ai meccanismi Ue, senza costi e oneri amministrativi ''per aumentare il numero dei giovani che lavorano o studiano in un altro Stato membro". Questi gruppi d'azione avrebbero anche un altro profilo, ''fungere - si legge nella lettera - da catalizzatore nel vostro dialogo con le parti sociali nazionali, integrando nel dibattito la conoscenza di buone pratiche di altri Stati membri''.

Barroso e' convinto che gli 'action team' dovrebbero motivare ''le parti sociali nazionali a contribuire ad attuare iniziative strategiche nazionali ed europee''. Come? ''Aumentando il numero di apprendistati e tirocini che i datori di lavoro possono offrire, e vagliare la possibilità di sostenerne alcuni con Fondi Ue''.

Nei prossimi giorni Bruxelles prenderà contatto con le autorità italiane per preparare la visita del team Ue (fonte Ansa Europa).

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