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CNA: studio su cuneo fiscale

Molti osservatori ritengono che un taglio deciso del cuneo fiscale, dato dalla somma delle tasse sui redditi da lavoro dipendente e dai contributi sociali a carico di lavoratori e imprese (ovvero dalla differenza tra costo del lavoro pagato dalle imprese e quanto entra nelle tasche dei dipendenti), potrebbe consolidare la crescita economica intrapresa dall’Italia ormai dal 2015.

In realtà il cuneo fiscale italiano, pur molto alto, (è pari al 47,8%, del costo del lavoro totale), non si discosta per entità da quelli di paesi quali la Francia (48,1%) e la Germania (49,4%) nei quali però il reddito netto da lavoro dipendente supera il livello italiano rispettivamente di 27,8 e 36,7 punti percentuali.

La prima causa che rende così poco corpose le buste paga dei nostri lavoratori dipendenti è da ricercare nella produttività che, oltre a presentare un valore più contenuto rispetto a quelli dei principali competitor, è rimasta al palo dal 2000 a oggi (+0,7% l’aumento cumulato nel periodo considerato), mentre è aumentata del 18,0% in Germania e dell’14,9% in Francia.

Documento

 

vile ed i conviventi, estendendo solo alle prime ed in forza dell’art. 20, “le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e le disposizioni contenenti le parole ‘coniuge’, ‘coniugi’ o termini equivalenti….contenute nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti nonché negli atti amministrativi nonché nei contratti collettivi”.

 

La Legge Cirinnà è intervenuta altresì sulla disciplina dell’impresa familiare, in una duplice direzione:

- da un lato, estendendo alle unioni civili la disciplina civilistica dell’impresa familiare di cui all’art. 230-bis del c.c. (mediante il rinvio contenuto nell’art. 1 c. 13 all’intero capo VI del titolo VI del libro primo del c.c.);

- dall’altro introducendo nel codice civile l’art. 230-ter, rubricato “Diritti del convivente”, recante la regolamentazione delle prestazioni di lavoro rese in favore del convivente more uxorio.

 

(inserito il 28/11/2017)

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